Noi le promesse non le volevamo

La mia generazione è la generazione alla quale hanno fatto più promesse, promesse non mantenute. Quando eravamo piccoli ci hanno raccontato un sacco di storie, la più grande riguardava ciò che saremmo potuti diventare da grandi. Ci hanno offerto la grande illusione di poter diventare tutto ciò che volevamo. Sì, proprio tutto ciò che volevamo. E così abbiamo iniziato a fantasticare e a inseguire, chi con tanta chi con poca determinazione, i nostri sogni. Io ho sognato tanto. Come tutte le bambine volevo diventare una ballerina, poi a 10 anni ero convinta che avrei fatto l’avvocato, a 15 la psicologa e via dicendo. A 19 anni, quando mi sono iscritta all’università, sognavo di poter diventare una specie di intellettuale, a metà strada tra la giornalista culturale e il critico letterario, cioè sognavo di poter campare grazie alla lettura e la scrittura. Io sognavo ancora, ma intorno a me qualcosa era cambiato. Chi un tempo prometteva ed illudeva ormai si tirava indietro. I più consigliavano di frequentare facoltà scientifiche, le uniche in grado di dare ancora un vero lavoro. Ma, a 20 anni, la passione alimentata da anni e anni di finte promesse certo non si fa dissuadere così facilmente. E così, per me, facoltà umanistica fu. Durante il percorso universitario si diffondevano nei corridoi presagi di un futuro disastroso, le illusioni delle false promesse iniziavano a cadere, si iniziava a parlare di crisi, ma i libri da studiare sulla scrivania erano ancora tanti e la testa e i giorni troppo pieni di impegni. Poi, il corso di studi è finito e ci siamo ritrovati di punto in bianco catapultati nella dura e triste realtà. Stage non pagati o pagati una miseria, traslochi all’altro capo del paese o in qualche altra nazione, giorni passati a compilare curricula non considerati da nessuno, perché un candidato senza esperienza nessuno lo vuole, colloqui in cui, per le donne, è più importante il non essere fidanzate che l’aver sgobbato sui libri e aver ottenuto una laurea con tanto di lode. Le promesse si svelano per quello che erano realmente: illusioni. Io, dal mio canto, ho accettato il fatto di essere una delle poche fortunate. Io, bene o male, un lavoro ce l’ho, non ho dovuto faticare tanto per trovarlo, è sotto casa, il curriculum era già noto e il colloquio non l’ho dovuto nemmeno sostenere. Io sono una privilegiata. Ne sono consapevole, anzi di più. Mio padre ha lavorato una vita per costruire la sua attività, e lavora ancora. Io con una laurea in lingue faccio la commessa e almeno pratico le lingue che ho studiato, e poi, con il passare del tempo, a parte la consapevolezza di essere davvero una privilegiata, ho scoperto che, dopo tanti anni rinchiusa in una stanza da sola, stare tra la gente non mi dispiace. Ho scoperto anche che mi entusiasmo per un piatto di ceramica in un colore vivo, con l’orlo smerlato e dall’ottima rifinitura; che le posate della nuova collezione mi fanno impazzire e che quando si comprano il cucchiaino da cocktail che, onestamente, ho scelto io sono orgogliosa, quasi quanto prendevo un bel voto. Aggiungiamoci che quando torno a casa sono talmente privilegiata che ho un comodino e una libreria piena di libri, grazie ai quali continuo a coltivare la mia passione e a nutrire il mio spirito, e ho anche un’amica con la quale scambiare libri e anche opinioni su quello che leggiamo, che è una gran cosa al giorno d’oggi visto la lobotomizzazione dominante. Aggiungiamoci, ancora, che ho anche il tempo di scrivere qualche cazzata su questo blog, così da poter coltivare la vecchia passione della scrittura e alimentare, in un certo qual modo, il mio ego, però. Sì, c’è un però. Però il mio sogno non era questo, questa non era la promessa che mi era stata fatta. La promessa era quella di avere la possibilità di poter fare tutto quello che desideravo, speravo, sognavo. E la promessa non è stata mantenuta. La promessa è diventata un’illusione e anche una grande delusione. E la promessa non era stata fatta solo a me, ma a tanti altri, tanti meno privilegiati di me, che insieme alla caduta dell’illusione stanno facendo i conti con una realtà davvero difficile, a volte talmente tanto da non riuscire più a vedere un futuro. Ci sono state fatte delle promesse a noi che 10 anni fa eravamo ragazzini ed ora non siamo già più quasi giovani, ma semplicemente adulti. 

La promessa era stata fatta ad un’intera generazione.
Francamente avremmo preferito che ci dicessero la verità, senza raccontarci tante storie.
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Perché non continuare a sognare?

Negli ultimi giorni per rilassarmi mi sto dedicando ad una nuova attività: catalogazione dei libri della mia piccola biblioteca. É una cosa che volevo fare da anni, ma che, con la scusa degli esami d’inverno e del caldo d’estate, ho sempre rimandato. Ora grazie al mio mac, :-))), ed a un programmino niente male che consiglio a chi possiede un computerino intelligente come il mio (ndr bookpedia) ho intrapreso la non così eroica impresa. Devo dire che davvero, mentre scrivo ISBN o titoli e autori, mi rilasso, riesco a riflettere o a svuotare la mente, a secondo dell’occasione.
Proprio mentre andavo avanti nella catalogazione, oggi pomeriggio ho riflettuto su una cosa forse banale, ossia che avevo un sogno, fra i tanti, che davvero era ed è tutt’oggi realizzabile, ma che, come per quasi tutti gli altri, ho accantonato forse per inerzia o semplicemente perché non ho mai la forza necessaria per portare avanti i miei progetti fino in fondo.
Bene, poiché credo fermamente che sia una cazzata enorme affermare che la maturazione e l’ingresso nell’età adulta corrispondano all’abbandono di tutti i sogni e i progetti, che questa è solo l’affermazione velata della nostra codardia e dell’arrendevolezza di chi è stanco di lottare per ciò che vuole, ho deciso che deve provare a realizzare questo mio piccolo sogno.
Tante cose nella vita non mi sono andate bene, e non lo dico perché voglio stare qui a lamentarmi o a piangere su me stessa, ma perché credo davvero che molte cose sarebbero dovute andare diversamente, perché anche io mi meritavo un pizzico di felicità (sì sempre lei la tanto agognata) in un determinato campo e non mi è andata propriamente bene. Al di là delle situazioni che ho “gestito” decisamente male nell’ultimo periodo, come mi è stato detto, penso che i sogni in quel determinato campo sono belli che andati, perché i miei progetti di “ordinarietà” non diventeranno realtà tanto facilmente, perché ormai sono troppo, ma veramente troppo disillusa, perché non ci credo più nel futuro e per tante altre ragioni che non sto qui ad elencarvi. E anche per il fatto che in una direzione le cose sono andate piuttosto maluccio che desidero incanalare tutte le mie forze in quest’altro progetto o sogno che dir sì voglia. Cosa che, detta tra noi, mi può aiutare a vivere meglio anche la mia situazione lavorativa attuale. Mi impegnerò di più nel fare la sorella/commessa perché devo mettere da parte un bel gruzzoletto da investire in un progetto solo e forse veramente mio. Se poi va male almeno posso dire di averci provato e di non essermi arresa per l’ennesima volta prima di iniziare.
In tutto ciò posso pure tenere la testa occupata altrove e non nelle situazioni che mi hanno portato di nuovo via il sorriso e quel piccolo luccichio che rimaneva ancora in fondo ai miei occhi.