Silenzio stampa

Sono in silenzio stampa. Non voglio più parlare di tutto ciò che è successo, sono stanca. Molto stanca. Mi assumo tutte le responsabilità, perché non sono una bambina e so benissimo di aver fatto degli errori, di aver sbagliato in determinate cose e ne ho chiesto, per quel che può valere, scusa ma sono stanca dei giudizi, molto stanca perché nessuno, e dico nessuno, può giudicare le azioni altrui o dire che ciò che hai fatto o detto è dato dalle motivazioni che credono gli altri e non da quelle che dici tu. Quindi basta. Non voglio parlare di questa storia più con nessuno, perché la vita è la mia, perchè nessuno ha vissuto con me l’ultimo anno e mezzo o gli ultimi dieci giorni, e quindi che qualcuno, a ragione, mi dica che mi sono comportata come una stronza o che sono una stronza, ci sta tutto, ma che poi qualcun altro mi dica che io sia una p…..a non lo accetto, non perché io giudichi o abbia qualcosa contro chi ha una sessualità più libera e disinvolta della mia, ma semplicemente perché certi giudizi sono così superficiali e banali che non mi fanno ridere, ma solo girare i cosiddetti. Che poi altri mi dicano che ormai sono cambiata e diventata  già di nuovo succube di un’altra persona pure mi fa girare i cosiddetti, perché onestamente penso di avere ancora un cervello, e quindi di essere un essere pensante e perché, mi ripeto, quello che ho vissuto in 5 anni di relazione e un anno e mezzo di non so che l’ho vissuto io e soltanto io. E poi sarò pure libera di fare i miei errori e le mie scelte o le mie non scelte senza avere giudizi banali e irritanti? Bha.
Silenzio stampa, silenzio stampa, silenzio stampa.

Poiché sono in silenzio stampa vi lascio con un racconto, scritto molto rozzamente penso circa 7 anni or sono. L’avevo già pubblicato nel vecchio blog, ed aveva riscosso un discreto successo. É una delle poche cose che ho scritto nella vita che non parla direttamente di me, ed è anche uno dei pochi racconti che io abbia mai scritto. Ho desistito per ovvi motivi di mancanza di bravura nella scrittura di finzione. -.-‘ Lo pubblico perché mi sembra di una lungimiranza assurda. 🙂

L’amore non aspetta
Era lì davanti a lui ed era bella come quando aveva vent’anni. E la stessa quantità di tempo era passata da quando l’aveva vista l’ultima volta. C’erano stati degli incontri fugaci, dei freddi saluti di cortesia, ma nient’altro.
Ed ora eccola lì, più bella ancora. Le stavano spuntando le prime rughe d’espressione intorno agli occhi, rughe che donavano un’intensità mai vista al suo sguardo. Il suo viso era poco truccato, le sue labbra sottili erano marcate da un rossetto leggero, color bronzo. La stava fissando, ma lei era immersa nel suo mondo: si rigirava la penna fra le mani, alzava lo sguardo, si fermava a pensare, correggeva quella che era presumibilmente la bozza del discorso che doveva tenere. Non si era accorta di lui. E poi chi era ormai lui? Solo uno degli spettatori o forse fan che erano accorsi in quella libreria per assistere alla presentazione del suo libro. Ce l’aveva fatta, aveva realizzato i suoi sogni. Lei.
A vent’anni si erano lasciati, perché volevano cose diverse: lui la sua vita, inseguire la carriera; lei un amore forte, passionale, che avrebbe dovuto occupare tutto il suo tempo, tutti i suoi giorni. Eppure per quanto ne sapeva, lei quell’amore non l’aveva più cercato e si era realizzata. Invece, lui, di donne ne aveva avute tante, troppe e nessuna aveva retto il confronto. D’istinto aveva guardato la sua mano sinistra, che si muoveva seguendo la linea dei suoi pensieri. Non portava la fede. Forse non si era mai sposata.
Anche sua moglie non aveva retto il confronto, anche se prima di lasciarlo gli aveva chiesto le stesse cose che lei aveva desiderato, inutilmente. Era stato diverso, però, perché a vent’anni non voleva, più tardi invece quell’amore l’aveva riservato nel profondo del suo cuore solo a lei, l’unica donna che aveva amato, ma che aveva lasciato andare.
Si era alzata ed era uscita dalla sala. Dopo un po’ la presentazione era iniziata.
Aveva parlato con quella sua voce calda e piena di tenerezza, che completava la sua bellezza. Il suo sguardo era stato rivolto sempre dalla sua parte e aveva iniziato a sperare che stesse guardando proprio lui. Ma poi si era detto di no, era impossibile, forse nemmeno l’avrebbe riconosciuto. Ad un certo punto aveva lanciato un sorriso d’intesa accompagnato da uno sguardo intenso sempre dallo stesso lato. Allora aveva capito: c’era qualcuno che la accompagnava seduto in prima fila.
Alla fine della conferenza si era alzata ed era andata verso quell’uomo e l’aveva abbracciato. Lui le aveva sussurrato qualcosa all’orecchio e lei aveva sorriso, di nuovo. Era bellissima. Quel tailleur nero le stava d’incanto e insieme a lui sembrava ancora più raggiante.
Era andato via. Non voleva dirle niente. E, poi, c’era davvero qualcosa da dire?
Solo in quel momento aveva capito che la ragazza che aveva amato per tutto quel tempo era ormai una sconosciuta, una donna con una sua vita, probabilmente piena di quell’amore e passione che una volta tanti anni prima aveva chiesto a lui.
Solo in quel momento aveva realizzato che l’amore non aspetta vent’anni…
Aveva camminato per tutta la città, alla ricerca di un posto, di un ricordo, di qualsiasi cosa che gli avrebbe permesso di tornare indietro.
Alla fine era tornato a casa, da solo come sempre, si era seduto sul divano senza accendere luci in casa e aveva pianto.