Lotto marzo

Stamattina mi sveglio è già sono nervosa e esausta a causa delle mie vicissitudini personali. E già mi sento come se ieri avessi preso una sbornia colossale con annesso mal di testa, anche se non bevo praticamente nulla dall’estate scorsa, poi mi ricordo che oggi è l’8 marzo e accedo al social network per antonomasia (al quale, ahimè, mi sono iscritta di nuovo dopo mesi di assenza). Leggo cose, scritte da donne, che mi fanno rabbrividire e innervosire ancora di più. Donne che per fare le snob e le superiori scrivono che questa festa (più che festa la chiamerei celebrazione o giorno del ricordo come si fa con altre occasioni simili) è inutile, stupida, che non vogliono imbattersi in altre donne che celebrano e che per questo sono stupide, donne che ottengono l’approvazione di uomini che non hanno mai capito il senso di tutto ciò e che probabilmente non si sono nemmeno presi la briga di andare su wikipedia a leggere da cosa nasce, uomini che nei giorni scorsi hanno scritto stupidaggini nei loro stati su questo giorno. Bhè, io a queste donne vorrei chiedere se si sono mai fermate a pensare al fatto che ogni giorno continuano ad essere discriminate, al fatto che la parità non è stata per niente raggiunta e che, anzi, negli ultimi anni si sono fatti molti passi indietro, al fatto che c’è ancora bisogna ancora davvero all’8 marzo e al lotto marzo. Io ci penso e me lo domando, molto negli ultimi tempi, forse perché sto leggendo un libro che si chiama “Ma le donne no. Come si vive nel paese più maschilista d’Europa.”
Se loro non se lo chiedono io sì e posso dire che mi sento ancora molto discriminata.
Sono cresciuta in una famiglia ancora patriarcale in cui gli uomini sono numericamente superiori 3/5, e mi sono sentita discriminata in essa, perché a 16 anni vedevo che il trattamento che mi era riservato non era lo stesso che era stato riservato ai miei fratelli maggiori e piangevo, puntavo i piedi, ma comunque non riuscivo ad ottenere quella parità che mi spettava, perché io ero “femmina” e dovevo dire dove andavo, con chi uscivo, a che ora tornavo, mentre i miei fratelli facevano quello che volevano e venivano giustificati con il fatto che loro alla mia età già lavoravano, quando poi non mi si faceva lavorare per scelta, quando poi io avevo sempre ottenuto ottimi risultati scolastici rispetto ai loro, i quali in un certo qual modo potevano essere premiati, ma non lo erano. Mia madre non mi supportava, perché era d’accordo con la componente maschile ed in più troppo devota ad una religione maschilista per antonomasia. Oggi le cose sono diverse, ma oggi ho 27 anni, anche se penso che il potere decisionale sia ancora in mano ai maschi, che, però, oggi prendono in considerazione la mia opinione da sorella o figlia, perché sanno che sono donna, matura, laureata, etc., etc.
Sono cresciuta in un piccolo paese, in cui ancora oggi nel 2012 nella  giunta comunale le donne non sono presenti, nella lista che ho votato l’anno scorso hanno vinto solo uomini, forse perché le donne candidate non erano all’altezza, ma spinte da mariti o fratelli che le usavano come scudo e che volevano una parte di quel potere. Taluni assessori, votati con un plebiscito, fanno fare la maggior parte del loro lavoro da donne che però non vengono retribuite per farlo. Forse ho sbagliato io non votando la lista che presentava come candidato sindaco una donna, non ho dato fiducia alla cosa, ma sicuramente la prossima volta starò più attenta. Sono cresciuta in un paese in cui quando mi trovo alle poste o dal parrucchiere con altre donne più anziane sento sempre i soliti discorsi che iniziano con la frase “non esistono più le donne di una volta”, e continuano difendendo i poveri figli maschi vittime delle donne moderne che li lasciano, non se li tengono quando tradiscono e fanno tutto tranne che dedicarsi completamente alle faccende domestiche. Spesso mi limito a guardarle con fare ironico o con sguardo torvo, perché non posso rispondere che dovrebbero solo ringraziare il cielo che non esistono più donne come loro che sono state schiave tutta la vita dei mariti, dei figli, dei nipoti. Sono cresciuta in un piccolo paese nel quale se sei ragazza e sei stata con tanti uomini sei una puttana, se sei ragazzo e sei stato con tante donne sei un latin lover.
Sono cresciuta in una nazione in cui il Parlamento ha votato contro le quote rosa, giustificandosi dicendo che le donne devono salire al potere non per imposizione ma per bravura, quanto poi questa bravura negli uomini non è un requisito fondamentale. Sono cresciuta in una nazione in cui l’ex premier sceglieva le sue ministre solo se prima avevano ballato mezze nude su raiuno o mediaset. Sono cresciuta in una nazione in cui quando ti presenti ad un colloquio e sei donna ti chiedono per prima cosa se sei fidanzata, sposata, sei hai intenzione di avere figli e nel caso ti assumono ti fanno firmare un foglio bianco, la tua condanna a morte, perché se resti incinta quella firma servirà per le tue dimissioni spontanee. Sono cresciuta in una nazione nella quale in molti campi le donne non vengono ritenute brave alla pari degli uomini. Sono cresciuta in una nazione in cui dall’inizio dell’anno non so quante donne sono morte ammazzate da uomini per quelli che vengono definiti “delitti passionali” o morte per amore, quando l’amore tutto è tranne che violenza. Sono cresciuta in una nazione in cui una povera ragazza è uscita da una discoteca con un militare suo coetaneo ed è stata violentata e  la sua vagina è stata rotta da un oggetto di ferro, ma per l’opinione pubblica la colpa è sua, perché si è allontana volontariamente dalla discoteca con quel ragazzo, che le ha cambiato la vita per sempre e ha ucciso la sua sessualità e tutto il resto.

Per tutti questi motivi e per tanti altri che ho tralasciato mi sento ancora discriminata e penso che la parità non sia stata per niente raggiunta e dobbiamo lottare ancora molto ed ogni giorno per ottenerla. Penso anche che gli uomini possono essere nostri alleati in questa lotta, perché sono loro che scegliamo al nostro fianco, sono loro che amiamo e con cui condividiamo la nostra vita, sono loro che sono nostri amici, confidenti, compagni, amanti.

Penso che non ci sia niente di male ad uscire stasera a mangiare magari una pizza con le amiche, anche se lo si fa spesso. Sono contraria agli spogliarelli o simili che sviliscono il nostro essere donna. Ma se una “madre di famiglia” stasera esce e riesce a ritagliarsi un po’ di tempo libero, cosa che magari non fa mai perché troppo oberata di lavoro dentro e fuori casa, ha tutta la mia stima. E né lei né nessuna donna deve vergognarsi per questo, anche se altre donne scrivono o dicono che oggi non bisogna celebrare il nostro essere donne. Sempre aggiungendo, però, che dobbiamo tenere gli occhi aperti tutti i giorni e cercare di ottenere con tutte le nostre forze i diritti e l’uguaglianza che ci spetta.

http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_della_donna

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