E quando sopraggiunge la rassegnazione…

La maggior parte degli avvenimenti della nostra esistenza non possono essere previsti. Incerto era tutto ciò che ci è accaduto in passato, imprevedibile è il presente, inconoscibile il futuro. Eppure non facciamo altro che fare progetti e pensare a come vorremmo che sia la nostra vita nell’immediato presente e nel futuro vicino o lontano. O almeno io sono così, anzi ero così.

Progettare, bhè quello ho smesso di farlo già da un po’, cerco di immaginare come sarà il futuro anche se mi sembra che non riesco a visualizzare nemmeno ciò che potrà accadermi domani, anche se so già che devo andare alla recita di mia nipote e poi forse nel pomeriggio un giro per i negozi, così che forse mi deciderò a comprare qualche regalo di Natale, anche se non ho pensato ancora a cosa regalare.
Bello, penserete voi. Che vuoi di più dalla vita?
Ecco, io sono una di quelle persone che non sono mai contente di quello che hanno forse, perché rimpiango i giorni in cui il futuro mi sembrava così scontato, in cui pensavo di poter immaginare e visualizzare non solo i giorni, ma anche gli anni che dovevano ancora venire. E li rimpiango per un motivo molto semplice, perché mi sembra che da quando non ho più nessun progetto, né lavorativo, né sentimentale, è arrivata la rassegnazione nella mia vita, ed essa deriva da un qualcosa che è peggio della rassegnazione, ossia non provare più nessun sentimento, che sia esso negativo o positivo.
Non mi emoziono per niente, non riesco a provare gioia, felicità, allegria, ma nemmeno dolore, sofferenza, pena. Sono in una sorta di limbo, sono bloccata sentimentalmente e mi sembra che andando avanti le cose saranno sempre peggio.
Vivo un blocco emotivo e, ahimè non vedo via d’uscita alla situazione.
A volte mi trovo a rimpiangere il dicembre scorso, quando ero ancora tutta depressione e lacrime, perché almeno provavo sofferenza, stavo male, pensavo di amare ancora alla follia. Sì, rimpiango quando stavo male, e questo è grave, decisamente grave.
A volte mi dico che sono pazza, che non è vero che la situazione non si sbloccherà, ma che accadrà qualcosa o arriverà qualcuno che mi aiuterà a superare il blocco. E allora sì, sopraggiunge la rassegnazione a dirmi che no, non sono pazza. Lavorativamente mi sono rassegnata prima di provarci, perché avrei dovuto fare tante cose quando i sogni erano ancora realizzabili e soprattutto quando credevo che i sogni si potessero realizzare davvero, ma quegli anni li ho sprecati, ed ora mi accontento di quello che ho, che è già più di quello che hanno in tanti e cerco di non lamentarmi o semplicemente di non pensarci. Sentimentalmente, invece, un po’ bloccata di mio lo sono sempre stata e dopo tutto quello che mi è successo mi sono rassegnata ad un futuro da sola, perché non ho più l’età di mettermi a rincorrere l’amore e non certo non sono il tipo che si accontenta del primo venuto, perché io il primo venuto non lo faccio nemmeno avvicinare. Certo sarebbe piaciuto anche a me avere una relazione, avere qualcuno a cui raccontare la mia vita la sera e con cui condividere le mie paure ed incertezze, sarebbe piaciuto anche a me pensare di costruire la mia vita accanto a qualcuno che ad un certo punto mi avrebbe chiesto di mettere al mondo un altro essere per mescolare il mio dna con il suo e lasciare traccia ai posteri. E non è che a 26 anni, quasi 27, una non è più in tempo, ma io credo che tutto ciò non è nel mio destino. E poi c’è il fatto che mi sembra che nessuno sia più all’altezza, che a 27 anni non succede come nei film che arriva uno sconosciuto a sconvolgerti la vita, a 27 anni quelli che restano vuol dire che qualcun’altra non li ha voluti e ci sarà pure un motivo, e poi c’è il blocco, e quello davvero non si supera più.
Ma poi tanto a dircela tutta il mio dna non è che vale così tanto, quindi non metterne in circolazione altro quasi quasi è un bene!