Bilancio del secondo mese dell’ultimo anno del calendario dei Maya

Lo so, oggi è primo marzo e quindi sono in netto ritardo per fare il bilancio del secondo mese dell’ultimo anno del calendario dei Maya. Chiedo venia. Sono stata assente due giorni dalla terra patria e, quindi, giustifico il mio ritardo.

Avevo tre criceti ancora attivi nel mio cervello ad inizio febbraio. Il primo è morto stecchito dopo una telefonata durata 6 ore. Il secondo è mezzo moribondo e soffre di crisi epilettiche, causate dal continuo cambiare idea della sottoscritta, il terzo invece è vivo e vegeto e corre ignaro di tutto, beato lui, sulla sua ruota, perché si sta mettendo in forma per l’estate.

Febbraio è stato un mese, per così dire, strano. Pensavo che sarebbe durato un’eternità, ed invece è volato via in un battito di ciglia. E così in questo stato confusionale e di indecisione e di velata tristezza sono stata catapultata nel nuovo mese, il mese che mi porterà a compiere 27 anni e ad entrare nel 28esimo anno di vita. Forse la confusione è data da questo, dal fatto che, come scrissi qualche tempo fa, io non sono riuscita mai ad immaginare la mia vita al di là di quest’età, e ritrovarmi, poi, ad essere, per così dire, adulta senza però non solo aver realizzato niente, ma senza nemmeno sapere bene cosa voglio realizzare mi fa andare avanti ancora più confusamente.
Sul lato sentimentale, bhè, pensavo di avere tutto scritto e deciso, ma ora invece penso che le cose che immaginavo e volevo un tempo probabilmente mi erano solo state inculcate, ma non sono ciò che realmente desidero per me stessa. Ne è prova il fatto che non mi sono mai immaginata con un abito bianco e ancora adesso non mi immagino né lo desidero. So anche che il fatto che io non abbia attualmente un compagno, un fidanzato o come lo volete chiamare voi è un grande dispiacere per i miei genitori, i quali concepiscono la realizzazione femminile solo all’interno di una famiglia e soprattutto nella riproduzione. Fanno parte di un’altra generazione, mi hanno educata in un certo modo, e per questo sono riuscita a fatica ad ammettere con me stessa che probabilmente non solo questo non è il mio destino, ma nemmeno quello che voglio. So anche che essere da sole in una realtà come la mia non è cosa facile, e lo sarà ancora di più andando avanti. Ad un certo punto della vita se sei una donna sola le persone inizieranno a giudicarti: da una parte ci saranno quelli che ti compatiranno e saranno dispiaciuti per te, perché non hai un uomo né dei figli, dall’altra ci saranno quelli che ti biasimeranno e disprezzeranno, perché non hai voluto incanalarti nelle regole della loro società e realtà. Nessuno capirà la tua scelta, nessuno accetterà il fatto che ci sono donne che si rendono conto che certi schemi gli stanno troppo stretti.
Anche sul lato lavorativo sono in uno stato confusionale, ci sono giorni che penso che il mio posto è qui, che il lavoro non mi dispiace, che la situazione del nostro paese e dell’Europa intera è quella che è, altri invece che penso che ho dei progetti che devo realizzare, altri che dovrei fare i test per il tfa e seguire questa strada, altri ancora in cui spero che il Miur quest’anno sia clemente e mi faccia volare nove mesi in Spagna a meditare sulla mia confusione lontano da qui…

Febbraio è stato un mese decisamente strano e confuso, ma oggi c’era un bel sole, inizia a fare caldo e ho passeggiato per due ore senza pensare a niente…

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Bilancio del mese

Il primo mese dell’ultimo anno del calendario dei Maya è agli sgoccioli, quindi, come di consueto, è tempo di bilanci. Non posso dire che il bilancio è negativo, affatto, anche se ho passato l’ultima settimana con il morale sotto ai piedi, con un macigno sullo stomaco e un abisso nel petto. Lo so, sono la solita esagerata. Il problema è che mi sono già stancata di stare in questo mortorio, di non fare niente e di oziare. Sarei potuta andare in vacanza, ma purtroppo mi trovo bloccata in questo paese, perchè aspettiamo da un giorno all’altro una telefonata per un piccolo intervento che deve subire mia madre. Quindi niente spostamenti. E stare in casa tutto il giorno con i miei genitori non è il massimo della vita. E uscire e trovare tutti i negozi e i locali chiusi è deprimente. Sono in un circolo vizioso. Già non vedo l’ora che sia estate, vorrei già poter indossare vestiti leggeri leggeri e scollati, scarpe aperte e occhiali da sole, avere la pelle abbronzata e stare in mezzo alla gente che, ovviamente, dopo due giorni vorrei ammazzare con un kalashnikov, 😛 E il meglio deve ancora venire, cioè febbraio il mese più corto, ma più lungo da trascorrere, -.-‘

Per il resto proseguo per la mia strada a testa alta, non ho nessun rimpianto né rimorso per ciò che ho fatto o detto nei mesi scorsi e continuo ad essere fiera di ciò che sono diventata grazie alle mie sole forze e consapevole di quello che sono. Non ho niente di straordinario da raccontare, anche se mi piacerebbe avere una qualche bella notizia per uscire dal periodo di stasi. Sì, mi piacerebbe avere una bella notizia e uno scossone, ma purtroppo certe cose più le desideri e più non arrivano.

Ah, dimenticavo, una cosa bella è successa. Definiamola più cambiamento che cosa bella. Il primo mese dell’ultimo anno del calendario dei Maya mi ha portato “Carrie Fiat 500blu Amendola”… Un’automobile!!! Dopo quasi 8 anni di patente inutilizzata e altrettanti a sentirmi una stupida perché non riuscivo a fare una cosa semplice che mi avrebbe resa autonoma e indipendente finalmente sto riprovando a guidare!:-) E non sarò Schumacher, né adesso né mai, ma  riesco a percorrere i tragitti che voglio lentamente e mantenendo la destra e lo faccio, non per vantarmi (:P), meglio di altre persone con cui sono andata in macchina! E per me questo è un vero successo visto che avevo gettato la spugna un bel po’ di tempo fa, perché pensavo che il guidare non faceva affatto per me e anche perché alcune persone mi avevano detto fdi lasciare stare visto che “non era cosa mia”. Sì, il primo mese dell’ultimo anno del calendario dei Maya ha portato un grande cambiamento nella mia vita, un passo definitivo verso la vera indipendenza e anche la consapevolezza che posso continuare a superare quelli che sembravano grandi limiti nella mia vita. Tutto questo grazie all’acquisto, con piccolo acconto e pagamento a rate a partire da marzo (cosa che a quasi 27 anni mi fa sentire davvero grande, -.-‘), di un’automobile? Ebbene sì, una cosa così banale per me rappresenta davvero il superamento di un altro grande mio limite. 🙂

Bilancio dell’anno

Guardo questa pagina vuota e penso che fare un bilancio dell’anno che sta per finire è davvero difficile. Come si fa a fare il bilancio di un anno in cui non è successo niente? Non ho niente da raccontare, visto che se penso al dicembre scorso mi sembra di vivere la medesima situazione e trovarmi allo stesso punto dell’anno passato, quando invece avevo promesso a me stessa che il 2011 sarebbe stato l’anno della svolta, l’anno in cui la mia vita sarebbe cambiata, avrei lasciato alle spalle il passato e l’annesso bagaglio sentimentale e sarei cambiata. Niente di tutto ciò è successo.

La parola che definisce il 2011 è stasi. Il colore è il grigio. I sentimenti la nostalgia e il rimpianto.

Nel 2011 ho compiuto 26 anni e mi sono avviata inesorabilmente verso il terzo decennio della mia vita, ma in realtà è stato l’anno in cui ho vissuto interamente, di nuovo, da gennaio a dicembre, con i miei genitori, quindi più che andare avanti sono tornata indietro. Sto vivendo una sorta di seconda adolescenza, più triste e senza prospettiva, visto che stavolta sfocerà non nella gioventù, ma nella piena maturità.
Nel 2011 ho finalmente finito il mio lungo corso di studi, iniziato con tanta voglia di fare e terminato senza provare nessuna particolare emozione con il massimo dei voti e il minimo di ambizione.
Il 2011 è stato l’anno in cui sono stata per la prima volta dopo un decennio sempre e soltanto single, anche questo da gennaio a dicembre, senza speranza e forse nemmeno voglia di uscire da tale situazione sentimentale.
Il 2011 è stato l’anno in cui non ho provato nessuna emozione veramente positiva, almeno in maniera prolungata. Certo sono stata emozionata il giorno del matrimonio di mio fratello, o mi sono sentita finalmente libera il giorno della laurea, o allegra i giorni in cui ho badato a mia nipote, ma mai veramente felice, mai veramente libera dai tormenti dell’anima e ora che il 2012 sta per cominciare mi sembra di trovarmi nello stato d’animo di sempre, o in uno peggiore.

Non ho nessun buon augurio o promessa da fare a me stessa per il 2012, perché mi sembra di essere in una situazione senza via d’uscita. Non riesco a sorridere al futuro e sperare che qualcosa cambi, soprattutto in meglio.
So già che sarò sempre sola, perché nessuno è mai stato in grado di amarmi veramente, di pensare di amare la sottoscritta per il resto dei sui giorni, di essermi vicino sempre e sognare di stare con me per costruire nel bene o nel male il futuro insieme.
So già che non andrò via da questa casa e l’unica cosa che potrò fare è la badante dei miei genitori che ahimè non ringiovaniranno, ma invecchieranno, mentre anche io diventerò pian piano vecchia, sempre più inacidita e avvizzita nell’aspetto e nel cuore.
So già che anche questo capodanno passerà fra le lacrime come quello passato.
L’unica cosa che forse cambierà in me sarà il colore dei capelli.
Non mi aspetto più niente dal nuovo anno.