Sfogo

Stasera torno da fit-boxe e non riesco nemmeno a mangiare. Ho lo stomaco chiuso. E la sensazione di essere stata investita da un treno non se ne è andata per niente. La rabbia, quella sì che l’ho sfogata mille volte tirando pugni a quel sacco, ma la tristezza no, non si sfoga così. Resto con lo stomaco chiuso e la mia tristezza.
Avevo detto di essere in silenzio stampa, ma non posso, devo parlare, ho bisogno di sfogarmi. E l’unico posto in cui posso e voglio sfogarmi è questo blog, in fondo è il mio posto, l’angolo virtuale che mi sono creata a tal proposito, quindi stasera mi sfogherò, che piaccia o meno ad eventuali lettori. Se poi c’è qualcuno che non è d’accordo con i miei sfoghi semplicemente smetta di leggere, chiuda la pagina e torni alla sua vita o se vuole leggere fino in fondo, ma non è d’accordo con ciò che scrivo, può esprimere la sua opinione, io resto la democratica di sempre.
Sono triste perché pensavo che ci fossero delle persone che mi volevano bene che sarebbero state al mio fianco nonostante potessero pensare che sono una stronza o chissà che, ma non è così, e questo mi ha deluso davvero tanto, perché mi aspettavo almeno una parola, non questo silenzio. Ma va bene così, andrò avanti lo stesso.
Sono triste perché alla fine di questa storia la morale della favola è che la sottoscritta è passata dall’essere la povera stupida che andava dietro allo stesso ragazzo da troppo tempo all’essere la poco di buono che ha circuito non uno, ma ben due uomini. Io??? Ma ci rendiamo conto??? Non riesco nemmeno a riderci su. La cosa brutta della faccenda che ho perso allo stesso tempo il sorriso e la mia ironia e autoironia. 
Tornando alla circuizione io fino ad ora mi sono assunta tutte le responsabilità, io sono la prima a dire che le cose quando si fanno si fanno in due, io sono la prima a dire che se una ragazza di quasi 30 anni (ahimè che mi piaccia o no ho quasi 30 anni) se non vuole uscire con un ragazzo dice no e non ci esce, sono la prima a dire di aver creato un casino enorme forse inutilmente visto che alla prima parola dell’altro mi sono tirata indietro e sono andata in confusione, sono la prima ad aver chiesto scusa se avevo usato, inconsapevolmente, una persona, ma da qui a pensare che mi trovavo davanti qualcuno che non sapeva quello che stesse facendo ce ne vuole. Vogliono dare tutte le colpe a me? Ok, che me le diano pure, io non mi tiro indietro, non nascondo niente di quello che ho fatto, ma voglio far presente ai più che non solo io ho quasi 30 anni, ma anche la persona con cui mi stavo relazionando ha, come me, quasi 30 anni e penso che sapeva bene, non meglio ma come me, quello che stava facendo e soprattutto che aveva a che fare con una persona che aveva una situazione decisamente particolare alle spalle.
Poi, che ho circuito o sto circuendo anche l’altra persona mi fa andare fuori di testa. Ma ci rendiamo conto? Ma le persone perché prima dicono che non vogliono mettere il naso nelle situazioni e poi, invece, non solo si prendono la briga di mettercelo il naso, ma lo fanno senza cognizione di causa, visto che prima di informarsi su ciò che ho fatto o detto sparano sentenze. Ma che ne sanno quale sia la mia intenzione? Ma come possono pensare che io mi sto nascondendo dietro ad un dito, magari dando la colpa di ciò che ho fatto a qualcun altro? Io non sono quella. Io mi assumo sempre le mie responsabilità, e a questo punto mi viene da pensare che chi pensa e cerca di mettere in guardia gli altri su quello potrei dire o fare lo dice semplicemente perché al posto mio avrebbe nascosto molte cose e avrebbe addossato le sue responsabilità agli altri. IO NON SONO QUELLA.
Sono triste e questa tristezza non passerà così facilmente. Pensavo di aver superato definitivamente il mio periodo no, pensavo che il 2012 sarebbe stato un anno diverso, decisamente più sereno, ma a questo punto non la vedo più così.

Non basta un raggio di sole in un cielo blu come il mare 
perché mi porto un dolore che sale che sale 
Si ferma sulle ginocchia che tremano e so perchè 
E non arresta la corsa lui non si vuole fermare 
perché è un dolore che sale che sale e fa male 
Ora è allo stomaco fegato vomito fingo ma c’è 
E quando arriva la notte e resto sola con me 
La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perchè 
Né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà 
La vita può allontanarci l’amore continuerà 
Lo stomaco ha resistito anche se non vuol mangiare 
Ma c’è il dolore che sale che sa e e fa male 
Arriva al cuore lo vuole picchiare più forte di me 
Prosegue nella sua corsa si prende quello che resta 
Ed in un attimo esplode e mi scoppia la testa 
Vorrebbe una risposta ma in fondo risposta non c’è 

E sale e accende gli occhi il sole adesso dov’è 
Mentre il dolore sul foglio è seduto qui accanto a me 
Che le parole nell’aria sono parole a metà 

Ma queste sono già scritte e il tempo non passerà 
Ma quando arriva la notte e resto sola con me 
La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perchè 
Né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà 

La vita può allontanarci l’amore continuerà 

E quando arriva la notte e resto sola con me 
La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perchè 
Né vincitori né vinti si esce sconfitti a metà 
L’amore può allontanarci la vita poi continuerà 
Continuerà 
Continuerà

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Perché non continuare a sognare?

Negli ultimi giorni per rilassarmi mi sto dedicando ad una nuova attività: catalogazione dei libri della mia piccola biblioteca. É una cosa che volevo fare da anni, ma che, con la scusa degli esami d’inverno e del caldo d’estate, ho sempre rimandato. Ora grazie al mio mac, :-))), ed a un programmino niente male che consiglio a chi possiede un computerino intelligente come il mio (ndr bookpedia) ho intrapreso la non così eroica impresa. Devo dire che davvero, mentre scrivo ISBN o titoli e autori, mi rilasso, riesco a riflettere o a svuotare la mente, a secondo dell’occasione.
Proprio mentre andavo avanti nella catalogazione, oggi pomeriggio ho riflettuto su una cosa forse banale, ossia che avevo un sogno, fra i tanti, che davvero era ed è tutt’oggi realizzabile, ma che, come per quasi tutti gli altri, ho accantonato forse per inerzia o semplicemente perché non ho mai la forza necessaria per portare avanti i miei progetti fino in fondo.
Bene, poiché credo fermamente che sia una cazzata enorme affermare che la maturazione e l’ingresso nell’età adulta corrispondano all’abbandono di tutti i sogni e i progetti, che questa è solo l’affermazione velata della nostra codardia e dell’arrendevolezza di chi è stanco di lottare per ciò che vuole, ho deciso che deve provare a realizzare questo mio piccolo sogno.
Tante cose nella vita non mi sono andate bene, e non lo dico perché voglio stare qui a lamentarmi o a piangere su me stessa, ma perché credo davvero che molte cose sarebbero dovute andare diversamente, perché anche io mi meritavo un pizzico di felicità (sì sempre lei la tanto agognata) in un determinato campo e non mi è andata propriamente bene. Al di là delle situazioni che ho “gestito” decisamente male nell’ultimo periodo, come mi è stato detto, penso che i sogni in quel determinato campo sono belli che andati, perché i miei progetti di “ordinarietà” non diventeranno realtà tanto facilmente, perché ormai sono troppo, ma veramente troppo disillusa, perché non ci credo più nel futuro e per tante altre ragioni che non sto qui ad elencarvi. E anche per il fatto che in una direzione le cose sono andate piuttosto maluccio che desidero incanalare tutte le mie forze in quest’altro progetto o sogno che dir sì voglia. Cosa che, detta tra noi, mi può aiutare a vivere meglio anche la mia situazione lavorativa attuale. Mi impegnerò di più nel fare la sorella/commessa perché devo mettere da parte un bel gruzzoletto da investire in un progetto solo e forse veramente mio. Se poi va male almeno posso dire di averci provato e di non essermi arresa per l’ennesima volta prima di iniziare.
In tutto ciò posso pure tenere la testa occupata altrove e non nelle situazioni che mi hanno portato di nuovo via il sorriso e quel piccolo luccichio che rimaneva ancora in fondo ai miei occhi.

Silenzio stampa

Sono in silenzio stampa. Non voglio più parlare di tutto ciò che è successo, sono stanca. Molto stanca. Mi assumo tutte le responsabilità, perché non sono una bambina e so benissimo di aver fatto degli errori, di aver sbagliato in determinate cose e ne ho chiesto, per quel che può valere, scusa ma sono stanca dei giudizi, molto stanca perché nessuno, e dico nessuno, può giudicare le azioni altrui o dire che ciò che hai fatto o detto è dato dalle motivazioni che credono gli altri e non da quelle che dici tu. Quindi basta. Non voglio parlare di questa storia più con nessuno, perché la vita è la mia, perchè nessuno ha vissuto con me l’ultimo anno e mezzo o gli ultimi dieci giorni, e quindi che qualcuno, a ragione, mi dica che mi sono comportata come una stronza o che sono una stronza, ci sta tutto, ma che poi qualcun altro mi dica che io sia una p…..a non lo accetto, non perché io giudichi o abbia qualcosa contro chi ha una sessualità più libera e disinvolta della mia, ma semplicemente perché certi giudizi sono così superficiali e banali che non mi fanno ridere, ma solo girare i cosiddetti. Che poi altri mi dicano che ormai sono cambiata e diventata  già di nuovo succube di un’altra persona pure mi fa girare i cosiddetti, perché onestamente penso di avere ancora un cervello, e quindi di essere un essere pensante e perché, mi ripeto, quello che ho vissuto in 5 anni di relazione e un anno e mezzo di non so che l’ho vissuto io e soltanto io. E poi sarò pure libera di fare i miei errori e le mie scelte o le mie non scelte senza avere giudizi banali e irritanti? Bha.
Silenzio stampa, silenzio stampa, silenzio stampa.

Poiché sono in silenzio stampa vi lascio con un racconto, scritto molto rozzamente penso circa 7 anni or sono. L’avevo già pubblicato nel vecchio blog, ed aveva riscosso un discreto successo. É una delle poche cose che ho scritto nella vita che non parla direttamente di me, ed è anche uno dei pochi racconti che io abbia mai scritto. Ho desistito per ovvi motivi di mancanza di bravura nella scrittura di finzione. -.-‘ Lo pubblico perché mi sembra di una lungimiranza assurda. 🙂

L’amore non aspetta
Era lì davanti a lui ed era bella come quando aveva vent’anni. E la stessa quantità di tempo era passata da quando l’aveva vista l’ultima volta. C’erano stati degli incontri fugaci, dei freddi saluti di cortesia, ma nient’altro.
Ed ora eccola lì, più bella ancora. Le stavano spuntando le prime rughe d’espressione intorno agli occhi, rughe che donavano un’intensità mai vista al suo sguardo. Il suo viso era poco truccato, le sue labbra sottili erano marcate da un rossetto leggero, color bronzo. La stava fissando, ma lei era immersa nel suo mondo: si rigirava la penna fra le mani, alzava lo sguardo, si fermava a pensare, correggeva quella che era presumibilmente la bozza del discorso che doveva tenere. Non si era accorta di lui. E poi chi era ormai lui? Solo uno degli spettatori o forse fan che erano accorsi in quella libreria per assistere alla presentazione del suo libro. Ce l’aveva fatta, aveva realizzato i suoi sogni. Lei.
A vent’anni si erano lasciati, perché volevano cose diverse: lui la sua vita, inseguire la carriera; lei un amore forte, passionale, che avrebbe dovuto occupare tutto il suo tempo, tutti i suoi giorni. Eppure per quanto ne sapeva, lei quell’amore non l’aveva più cercato e si era realizzata. Invece, lui, di donne ne aveva avute tante, troppe e nessuna aveva retto il confronto. D’istinto aveva guardato la sua mano sinistra, che si muoveva seguendo la linea dei suoi pensieri. Non portava la fede. Forse non si era mai sposata.
Anche sua moglie non aveva retto il confronto, anche se prima di lasciarlo gli aveva chiesto le stesse cose che lei aveva desiderato, inutilmente. Era stato diverso, però, perché a vent’anni non voleva, più tardi invece quell’amore l’aveva riservato nel profondo del suo cuore solo a lei, l’unica donna che aveva amato, ma che aveva lasciato andare.
Si era alzata ed era uscita dalla sala. Dopo un po’ la presentazione era iniziata.
Aveva parlato con quella sua voce calda e piena di tenerezza, che completava la sua bellezza. Il suo sguardo era stato rivolto sempre dalla sua parte e aveva iniziato a sperare che stesse guardando proprio lui. Ma poi si era detto di no, era impossibile, forse nemmeno l’avrebbe riconosciuto. Ad un certo punto aveva lanciato un sorriso d’intesa accompagnato da uno sguardo intenso sempre dallo stesso lato. Allora aveva capito: c’era qualcuno che la accompagnava seduto in prima fila.
Alla fine della conferenza si era alzata ed era andata verso quell’uomo e l’aveva abbracciato. Lui le aveva sussurrato qualcosa all’orecchio e lei aveva sorriso, di nuovo. Era bellissima. Quel tailleur nero le stava d’incanto e insieme a lui sembrava ancora più raggiante.
Era andato via. Non voleva dirle niente. E, poi, c’era davvero qualcosa da dire?
Solo in quel momento aveva capito che la ragazza che aveva amato per tutto quel tempo era ormai una sconosciuta, una donna con una sua vita, probabilmente piena di quell’amore e passione che una volta tanti anni prima aveva chiesto a lui.
Solo in quel momento aveva realizzato che l’amore non aspetta vent’anni…
Aveva camminato per tutta la città, alla ricerca di un posto, di un ricordo, di qualsiasi cosa che gli avrebbe permesso di tornare indietro.
Alla fine era tornato a casa, da solo come sempre, si era seduto sul divano senza accendere luci in casa e aveva pianto.

Pensieri sparsi



Perché circa un anno e mezzo fa ho riaperto il blog che avevo abbandonato dopo il liceo? Perché scrivere spesso è la mia unica valvola di sfogo. Perché ho molti pensieri confusi, soprattutto per ciò che concerne la mia vita sentimentale, e la scrittura mi aiuta a mettere in ordine la confusione nella mia testa. Sto cercando di mettere ordine ai miei pensieri anche in questo momento, e forse dopo tre giorni finalmente ci sto riuscendo.
Quando ero bambina, già a dieci anni credo, fantasticavo molto sul futuro e il futuro che immaginavo riguardava essenzialmente l’età che ho adesso. Non sono mai riuscita a immaginare gli anni successivi, perché ero convinta che questi sarebbero stati gli anni della pienezza, gli anni migliori, quelli in cui sarei stata finalmente libera, felice e realizzata. Che cosa pensavo che sarebbe accaduto? Qualcosa di decisamente banale e stupido, ordinario forse, come mi hanno definita. Nel film che giravo e poi montavo continuamente nella mia testa sarei diventata una donna molto indipendente e sicura di me, mi sarei laureata, non sapevo bene in cosa, a 24 anni con il massimo dei voti, poi avrei iniziato una brillante carriera e divenuta autonoma e veramente realizzata un bel giorno avrei incontrato un fantastico uomo, che avrebbe soddisfatto tutte le mie aspettative, e con lui avrei iniziato una fantastica storia d’amore. Qui si fermavano le mie fantasie. Non sono mai andata al di là di questo, nemmeno nei sogni. Ovviamente il sogno non si è realizzato, e questo non perché la vita è così, perché i sogni che fai da ragazzino non si realizzano mai, ma semplicemente certe cose che probabilmente erano così banali da potersi davvero realizzare io non ho nemmeno provato a metterle in atto, perché le scelte che ho fatto sono state quasi tutte sbagliate, perché non mi sono concentrata su ciò che volevo io, ma solo su ciò che volevano gli altri. Ho ancora tutta la vita davanti, ma non si torna indietro e poiché forse sono davvero molto stupida non imparo mai dai miei sbagli, ma continuo a commetterli senza nemmeno capire ogni volta che sto decisamente sbagliando. Ma questo non è il punto ora.

Ci sono storie d’amore lineari: inizio, svolgimento, lieto fine o solo fine. Mi sarebbe piaciuto tanto vivere una storia d’amore così, ma invece mi è capitata una storia d’amore sui generis, del tipo: inizio (turbolento), svolgimento (felice e pieno), fine (disastrosa) e poi ancora inizio, tormento, chiusura, inizio, fine, inizio, fine, chissà… Questo è il tempo per riflettere, per tutti, o almeno per noi.

Se un giorno tu 
Tornassi da me dicendo che 
È stato un errore 
Lasciarmi andare lontano lontano da te 
Se un giorno tu 
Parlassi di me 
Dicendo che 
Sono il tuo rimpianto e non riesci a dormire 
Allora ti direi 
Stavolta sarebbe per sempre 

Non importerebbe niente se 
Le parole tue 
Mi hanno fatto male ma tanto vale che 
Stavolta sia per sempre 
Perché l’orgoglio in amore è un limite 
Che sazia solo per un istante e poi 
Torna la fame 
Se un giorno tu 
Sentissi che c’è qualcosa che 
Non ti sai spiegare non ti lascia andare 
Non chiedere a me 
Neghi la verità 
Ora che non ti serve piangere 
Puoi lasciarti cadere 
Dimenticare non basterà 
Ma illudimi che sia per sempre 
Non importerebbe niente se 
Le parole tue 
Mi hanno fatto male ma tanto vale che 
Stasera non cedo a niente 
Perché se perdo in amore perdo te 
Che accendi il mondo per un istante e poi 
Va via la luce 
E so che è stupido pensarti diverso 
Da ciò che sei realmente 
Di quello che ho dato non ho avuto indietro 
Neanche quel minimo 
Per cui valga la pena di star male 
Mentre affoghi nei tuoi errori 
E cerco di capire l’irrefrenabile 
Bisogno di cercare amore 
In quel terreno che è fertile neanche a 
Morire 
E invece di morire ho imparato a respirare 
Per sempre uh yeah 
Le parole tue 
Mi hanno fatto male ma tanto vale che 
Stavolta non dirò niente 
Perché l’orgoglio in amore è un limite 
Che sazia solo per un istante e poi 
Torna la fame.

RABBIA, STUPORE, LA PARTE, L’ATTORE, DOTTORE CHE SINTOMI HA LA FELICITÁ?

La domanda è semplice: cosa provi in questo momento? La risposta non è altrettanto semplice. Svuotata. Privata di tutti i sentimenti, che siano essi negativi o positivi. Stanca e svuotata e nient’altro. Non ho più lacrime, non ho più reazioni, non ho rabbia, né stupore. Vorrei riflettere, capire, pensare o saper di nuovo pensare, ma non posso farlo perché non ci sono riflessioni, né pensieri a riguardo.
Vedo me stessa dall’esterno. Vedo me stessa rinchiusa in una bolla. In questa bolla c’è una persona immobile, ferma per sempre. C’è una persona svuotata e stanca. Privata del futuro, dei sentimenti e della felicità. Che parola strana quest’ultima. Perché inseguiamo questa agognata felicità tutti indistintamente e non la raggiungiamo mai? Perché cerchiamo la felicità in noi stessi e spesso la troviamo solo nello sguardo di un altro? Dovremmo smetterla, dovremmo arrenderci al pensiero che l’uomo è un essere infelice, incompleto, insoddisfatto.

L’unica lezione che mi sembra di aver imparato a questo punto è che il mio destino è irrimediabilmente marcato dalla solitudine. Devo stare da sola, posso stare solo semplicemente da sola, perché se no faccio del male non tanto a me stessa quanto agli altri. La solitudine è la marca distintiva, perché il passato non si cancella, perché è talmente ingombrante che appena cerco o almeno provo a buttarmelo alle spalle esso mi ripiomba addosso e mi schiaccia più di prima, trascinando con me cose, ma soprattutto persone.
Non avevo intenzione di fare male a nessuno, che gli altri ci credano o meno. Davvero. L’unica cosa che non volevo era fare del male a qualcuno. Voglio passare per la stronza per alcuni, la troia per altri o qualsiasi altra cosa, non voglio giustificarmi o tentare di farlo, e se ho fatto un enorme sbaglio, questo è stato non pensare alle conseguenze e al fatto che avrei potuto fare del male a delle persone a cui non volevo fare del male. Che poi si pensi che io ho usato qualcuno per far ingelosire qualcun altro, anche se non è vero, perché la mia intenzione era chiudere irrimediabilmente con quel passato ingombrante con cui a questo punto so per certo che non chiuderò mai, non mi interessa.

Cosa voglio ora? Altra bella domanda. Ora voglio stare da sola, voglio poter non uscire dalla bolla, voglio bere diecimila caffè e fumare diecimila sigarette, non mangiare, non pensare, non vivere.

Rabbia, stupore, l’attore, dottore che sintomi ha la felicità?

Grandi pulizie d’inverno

E poi arriva sempre, presto o tardi, il momento delle grandi pulizie, il giorno in cui ti alzi e finalmente butti tutto in un cestino dell’immondizia: bigliettini d’auguri e non, foto, regali. E ti sento più libera, decisamente più libera.
Molto molto tardi, ma anche per quel giorno è arrivato. Oggi 2 febbraio 2012 ho buttato via tutto, differenziandolo ovviamente. 😛